Seconda parte
Ecco, secondo la descrizione di Zolli, che cosa avvenne. Egli era in piedi, nella grande sinagoga romana, dopo un lungo giorno trascorso nel digiuno e nella preghiera per implorare da Dio la purificazione dell’anima e del corpo e il perdono dei peccati commessi nei dodici mesi precedenti.
Ecco, secondo la descrizione di Zolli, che cosa avvenne. Egli era in piedi, nella grande sinagoga romana, dopo un lungo giorno trascorso nel digiuno e nella preghiera per implorare da Dio la purificazione dell’anima e del corpo e il perdono dei peccati commessi nei dodici mesi precedenti.
«Il giorno era vicino alla fine, e io ero solo in mezzo ad una grande
moltitudine di persone. Cominciai a sentire come se una nebbia s’insinuasse
nella mia anima. Essa divenne sempre più fitta, finchè persi completamente
il contatto con le persone e le cose che mi stavano attorno. (...) Mi
sentivo lontanissimo dal rito e lasciai che gli altri continuassero per loro
conto a recitare le preghiere e a cantare. Non avvertivo nè gioia nè dolore;
ero privo di pensieri e di sensazioni. Il cuore era come morto nel petto...
E proprio allora vidi con gli occhi della mente un prato che si estendeva
verso l’alto, luccicante d’erba ma senza fiori. In questo prato vidi Gesù
Cristo vestito d’un mantello bianco, e dietro il suo capo il cielo azzurro.
Provai la più grande pace interiore...
Circa un’ora dopo, mia moglie, mia figlia e io eravamo finalmente a casa
per la cena. Quando fui stanco mi ritirai nella mia camera da letto. La
porta della stanza di mia figlia era chiusa. Ad un tratto mia moglie mi
disse: “Oggi mentre stavamo davanti l’arca della Torah mi è parso come se
un’immagine bianca di Gesù ti mettesse le mani sul capo nell’atto di
benedirti”. Fui sbalordito ma rimasi calmissimo, e finsi di non aver capito.
Mia moglie allora mi ripetè ciò che aveva detto, parola per parola. In
quello stesso momento udimmo la nostra figlia minore, Myriam, che chiamava
da lontano: “Papà!”. Andai nella sua stanza. “Che c’è?” le domandai.
“Stavate parlando di Gesù Cristo” rispose. “Sai, papà, ho sognato che vedevo
un Gesù altissimo, ma non ricordo che cosa succedeva dopo”.
Fu pochi giorni dopo questi fatti che mi dimisi dal mio posto nella
comunità israelitica e mi rivolsi ad un umile prete per farmi istruire. Ci
fu un intervallo di alcune settimane, dopo di che, il 13 febbraio, ricevetti
il sacramento del Battesimo ed entrai a far parte della Chiesa cattolica,
Corpo Mistico di Gesù Cristo» (7).
Zolli scrisse quindi al Presidente della Comunità ebraica, presentando le
sue dimissioni da Gran Rabbino. La domanda giunse del tutto inaspettata e
causò grande meraviglia. «Di fronte alla ferma decisione di Zolli e nulla
sospettando di quanto stava maturando, il Presidente della Comunità prendeva
atto con vivo dispiacere delle dimissioni, ma insieme lo pregava di
accettare l’incarico di direttore del Collegio rabbinico, per continuare in
questo modo a rendere un prezioso aiuto alla Comunità ebraica.
Crebbe assai la sua sorpresa quando ricevette la risposta di Zolli, che
cortesemente, ma decisamente declinava l’offerta del nuovo incarico. Replicò
il Presidente nella lettera inviata a Zolli, e che io stesso [Padre Dezza,
n.d.a.] ho letta, manifestando tutta la sua meraviglia e il suo dispiacere,
perchè non dubitava di asserire che nella comunità ebraica non vi era una
persona più competente e preparata per quel delicato ufficio, ed insieme da
tutti stimata e apprezzata per la sua onestà e dottrina» (8).
Il professor Zolli, si liberava da ogni impegno per potersi preparare
seriamente a riceverre il Battesimo, assieme a sua moglie Emma e, un anno
dopo, alla figlia Myriam, che aveva voluto attendere per procedere con
maggior convinzione personale. Il Battesimo fu amministrato da S. E. Mons.
Traglia, il 13 febbraio 1945, in forma strettamente privata, nella cappella
attigua alla sagrestia di S. Maria degli Angeli. Padre Dezza scrive:
«Eravamo fra tutti una quindicina di persone [tra cui P. Agostino Bea,
n.d.a.] (...) Israele prese il nome di Eugenio, per riconoscenza a Pio
XII... e la moglie aggiunse al suo nome Emma quello di Maria.
Ritornato nella sua abitazione, Zolli fu improvvisamente svegliato
durante la notte dal corrispondente di un’agenzia stampa americana. “Si dice
- asseriva il corrispondente - che oggi lei è stato battezzato. Se non è
vero, voglia smentire la notizia. Se è vero, domattina sarà pubblicata sui
giornali”. Zolli, meravigliato e stupito di quella inaspettata telefonata,
semplicemente rispose che non poteva smentire la notizia. E la mattina
seguente i giornali a Roma, in America e in altre nazioni pubblicavano la
singolare notizia del Gran Rabbino di Roma che si era fatto Cristiano.
La famiglia Zolli, che abitava nelle vicinanze della sinagoga... da quel
giorno non ebbe più pace. Si susseguivano le telefonate da parte degli
antichi correligionari, piene di insulti e di minacce... Non mancarono
alcuni che cercarono di gettare fango sulla persona di Zolli... era urgente
un trasferimento... la moglie e la figlia furono ospitate in un convento di
suore e il prof. Zolli fu accolto nell’Università Gregoriana» (9).
Qualche giorno dopo, nella cappella della Gregoriana, Zolli ricevette con
la moglie la Cresima, dall’ex Vescovo di Trieste Mons. Fogar, che lo aveva
conosciuto al tempo della sua permanenza in città, e la Prima Comunione da
Padre Dezza S.J. Qualche giorno dopo ebbe luogo l’udienza privata con Pio
XII.
«Durante la sua permanenza alla Gregoriana, Zolli ricevette numerose
visite di amici e nemici. Fra gli altri vennero alcuni ebrei americani,
facendo pressione per un suo ritorno all’Ebraismo, offrendogli qualunque
somma egli desiderasse, che egli tranquillamente rifiutava» (10).
Pagine autobiografiche
Due sono le opere autobiografiche di Zolli. La prima s’intitola Christus
(11). Ne riporto alcuni dei passi più salienti: «Secondo l’opinione, resa
pubblica, d’un giornalista, (...) io sarei stato “il serpente” che la più
antica Comunità Israelitica del mondo aveva “scaldato” nel suo seno. (...)
Non mi dolgo dell’epiteto di “serpente”. Il serpente, purchè non si tratti
di chi ci induce a fare il male, è una creatura di Dio... Ed io ringrazio
Ben D. d’aver suscitato nel mio cuore un po’ di carità oltre che per i
tanti che ci vogliono male... anche per il ...serpente. (...) Lei, caro Ben
D. (...) parla del serpente che la Comunità scaldava, ma il serpente è
dell’opinione che l’ambiente lo... agghiacciava. (...) Lei non sa immaginare
quante lagrime ho versato... per gli israeliti perseguitati... Il suo popolo
è il mio popolo... ma il mio Dio non è il suo Dio. Il mio Dio... è Iddio che
si è rivelato... in Gesù Cristo. Io sento per Gesù un amore ardente...e per
amore di Gesù Cristo ho rinunciato al posto di Rabbino Capo di Roma... Nulla
chiesi a voi e nulla ebbi da voi... Nulla chiesi alla Chiesa cattolica
all’infuori di un rito... ed è forse perciò che ho assunto ai Suoi occhi le
sembianze di un serpente? (...) Può darsi che sia un serpente. Ebbene, come
tale mi vedrà ai piedi della Croce... In una cosa mi permetta che io non sia
d’accordo con lei: il serpente non lo avete scaldato voi. Gesù Cristo lo ha
infiammato. Anche il serpente ha un cuore e questo cuore, così misero, così
povero com’è, io lo ho offerto... al mio Signore» (12).
Un giovane israelita aveva fatto una telefonata anonima in casa del
professor Zolli, augurando ad ogni membro della famiglia una tomba con la
sua croce. Lo Zolli risponde: «Disse S. Paolo: “Se viviamo, viviamo per il
Signore (Domino vivimus); se moriamo, moriamo per il Signore (Domino
morimur), sia dunque che noi viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore
(Domini sumus)”.
Prendo lo spunto per rivolgere sin d’ora a chi vorrà occuparsi un giorno
pietosamente della mia sepoltura di voler collocare sulla mia tomba una
semplice Croce con la scritta: Domino morimur-Domini sumus; e poi in fondo
il mio nome e cognome.
Ringrazio di tutto cuore - senza l’ombra d’ironia - l’anonimo
interlocutore dell’onda di pietà suscitata nel mio cuore» (13).
«Si può essere (almeno in apparenza) osservanti e malvagi, scriveva
ancora, ma non si può essere sinceramente credenti e malvagi. Ed è così che
l’Apocalisse (II, 9) parla della bestemmia di coloro che dicono di essere
Giudei, e non lo sono; anzi sono una sinagoga di Satana» (14).
L’altro scritto autobiografico è Before the Dawn (Prima dell’Alba) (15)
che già ho citato.
I motivi della conversione
La conversione è innanzitutto il frutto della Grazia di Dio, alla quale
l’uomo deve, poi, corrispondere. Zolli era solito dire che “Il convertito è
come il miracolato. Egli è l’oggetto, non il soggetto del prodigio. È falso
dire che uno si è convertito, come se si trattasse di un’iniziativa
personale. Del miracolato non si dice che egli si è guarito, ma che è stato
guarito. Così del convertito”.
Abbiamo già visto come la grazia lo inseguisse da molto tempo. Ancora
ragazzo, ebbe l’occasione di leggere il Vangelo, rimase impressionato dal
Discorso delle Beatitudini, dalla contemplazione del Crocifisso, nel quale
riconosceva la profezia di Isaia sul servo sofferente di Jahvè, presentato
come l’uomo più innocente e puro, eppur percosso, umiliato e tormentato fino
alla morte per i nostri peccati.
Incipit vita nova
«La convinzione profonda della verità del Cristianesimo si traduceva in
una fervente vita di alta spiritualità. Nei mesi che trascorse alla
Gregoriana, in un tenore di vita ritirato e tranquillo... visse intensamente
il suo Cristianesimo.
Ogni mattina in cappella assisteva alla mia Messa - scrive Padre Dezza -
si comunicava e poi si tratteneva a lungo assorto in preghiera, così che,
quando una volta lo sollecitai a fare la prima colazione: “Padre - esclamò -
si stà così bene in cappella con il Signore, che non vorrei mai uscirne»
(16).
Era solito dire ai Cattolici: «Voi che siete nati nella Religione
cattolica, non vi rendete conto della fortuna che avete avuto di ricevere
fin dall’infanzia la Fede e la Grazia di Cristo; ma chi come me, è arrivato
alle soglie della Fede dopo un lungo travaglio di anni e anni, apprezza la
grandezza del dono della Fede e sente tutta la gioia di essere Cristiano».
La morte
Sofferente di cuore e vicino ai 75 anni, le sue forze andavano scemando
sempre più. Si spense serenamente, il 2 marzo 1956 (primo venerdì del mese)
alle 14,30, (17) accompagnato da una ferma fiducia nella misericordia del
Signore. Le sue ultime parole, dopo aver ricevuto il Viatico, furono: «Spero
che il Signore mi perdonerà i miei peccati. Per il resto mi affido a Lui».
Ora riposa in pace nel Cimitero del Verano in Roma.
Nella conversione di Zolli, ex Rabbino Capo della sinagoga di Roma, alla
Chiesa romana, mi sembra si possa vedere, oltre che una spina nel fianco per
l’Ebraismo mondiale, una figura della futura conversione dei Giudei al
Cristianesimo, come è stata rivelata da S. Paolo.
Difficoltà della conversione sincera degli Ebrei?
Considerando le vicissitudini storiche del popolo ebraico vediamo che
esso costituisce una categoria del tutto a parte nella storia delle
conversioni. Sembrerebbe quasi che per gli Ebrei la Grazia debba intervenire
in maniera più abbondante ed efficace. «Le vie comuni per loro non valgono:
ci vuole, se non proprio un miracolo, un intervento di Dio che vi si
avvicini» (18).
Il fatto è che per Israele non vale la legge dell’assimilazione: gli
Ebrei non si sono mai integrati con i popoli coi quali venivano a contatto,
e i suoi figli possono vivere per secoli in qualsiasi nazione restando
sempre Ebrei. Ciò potrebbe far pensare che l’Ebreo non possa convertirsi a
Gesù Cristo senza un intervento straordinario e miracoloso di Dio. Molti
casi confermerebbero tale opinione: S. Paolo sulla strada di Damasco,
Alfonso Ratisbonne in S. Andrea delle Fratte a Roma, lo stesso Zolli con
moglie e figlia alla sinagoga romana. Tuttavia se è vero che in alcune
conversioni di Ebrei vi è stato un intervento miracoloso, è altresì vero che
in altri casi sono avvenute normalmente, come, per esempio, per Paul Drach o
i fratelli Lèmann. Vi è tuttavia una certa complessità dell’anima giudaica
che ne rende difficile la risposta alla Grazia di Dio. E spesso tale
resistenza ha tutti i caratteri di un dramma. Per esempio Henry Bergson,
arrivò alla percezione della divinità della Chiesa cattolica, ma non volle
mai ricevere il Battesimo. «Non si può non apprezzare la profondità di
questi rilievi, ma allo stesso tempo, non riconoscere la complessità di una
situazione psicologica.
Come mai la lettura del Nuovo Testamento, praticata assiduamente dal
Bergson, non gli ha fatto sentire l’obbligo stretto del Battesimo? (...) Se
il caso Bergson fosse un fatto isolato, forse potremmo spiegarlo con un
riferimento alla complessità della coscienza umana... Ma il Bergson non è
unico: il suo è uno stato d’animo che, benchè sott’altra forma, ritorna in
altri Ebrei» (19). Edmund Husserl arrivò anch’egli a sentire l’attrattiva
del Cattolicesimo, tuttavia non osava aprire il Nuovo Testamento per il
timore di dover rinunziare alla sua filosofia. Il Battesimo, ricevuto da un
ministro protestante, non significò molto nella sua vita, infatti continuò a
chiedere lumi alla filosofia, convinto della sua totale sufficienza. La
complessità dell’animo degli Ebrei ci apparirà ancora più profonda, se
esaminiamo il caso di Paolo Landsberg, che come Bergson e Husserl arrivò
alle soglie del Cristianesimo attraverso l’indagine scientifica. Però gli
mancò sempre il coraggio di entrare nel Corpo Mistico di Cristo e restò
sempre alle sue soglie. Tutti questi esempi ci fanno constatare una certa
complessità dell’animo giudaico nei confronti della Chiesa cattolica. Ci si
pone, pertanto, il problema di sapere come mai i figli d’Israele trovino
così difficile vedere in Gesù Cristo il Messia, il Figlio di Dio e nella
Chiesa romana il suo Corpo Mistico. L’opinione che soltanto un miracolo
possa convertire un ebreo è esagerata, anche se ha un fondamento nella
realtà; tuttavia gli esempi citati testimoniano una difficoltà notevole
degli Ebrei ad abbracciare il Cristianesimo. Per quale ragione? Recentemente
un convertito ebreo, Carlo Stern, ha cercato di dare una risposta: «Per gli
Ebrei il convertirsi alla Fede in Cristo comporta uno straordinario
sacrificio, non solo l’individuo deve morire a se stesso per vivere, ma è il
popolo intero che deve morire con Cristo per vivere in Cristo. Gli Ebrei
sono il popolo che non può rimanere un popolo ed essere Cristiano allo
stesso tempo; non soltanto l’individuo Adamo deve dissolversi in lui, ma
anche il gruppo dev’essere dissolto» (20). I contemporanei di Cristo
sapevano che se Lo avessero accolto avrebbero dovuto sacrificare il
predominio terrestre della loro nazione. La conversione dell’Ebreo implica
anche la rinunzia a questo ideale terreno e politico, di dominio sul mondo
intero e il riconoscimento che la missione che era stata data alla Sinagoga
dell’Antica Alleanza è passata alla Chiesa della Nuova ed Eterna Alleanza.
Perchè i casi Mortara, Coen, Zolli, specialmente negli ultimi anni del
dopoguerra, hanno fatto parlare poco di sè e in sordina?
Eppure i primi due hanno rappresentato una pietra miliare del
Risorgimento e della difesa del potere temporale da parte del Papato, del
conflitto tra Cattolicesimo e Liberalismo, mentre l’ultimo è in stridente
antitesi con un certo falso ecumenismo che ha invaso anche gli spiriti
cattolici a partire dagli anni sessanta.
Prima del libro di David Kertzer (1996) l’unico studio scientifico sul
caso Mortara che abbia raggiunto l’ampiezza di un libro era quello
pubblicato nel 1957 da Bertram Korn, dedicato interamente alle reazioni
americane alla vicenda. Per il resto, i casi Mortara-Coen sono noti agli
studiosi attraverso citazioni passeggere e ridotte.
«Quando lessi la prima volta - scrive il Kertzer - della vicenda...
immaginai che dovesse essere ben nota agli italiani colti. Scoprii con
stupore di essermi sbagliato. (...) In breve, la vicenda Mortara era caduta
dalla corrente principale della storia italiana nel ghetto della storia
ebraica» (21).
L’importanza dei casi Mortara-Coen, non sta tanto nel fatto che dei
bambini ebrei siano stati sottratti alla famiglia dopo il Battesimo (ciò
accadeva regolarmente prima del 1870), quanto il fatto che il mondo insorse
protestando! Cosa era accaduto? Lo spirito liberal-massonico di tolleranza e
di non-esclusivismo era penetrato nelle intelligenze di tutta l’Europa, il
Papato opponeva una strenua resistenza dottrinale alla peste del Laicismo ma
le sue forze materiali erano inadeguate.
Scrive Kertzer: «Per i cattolici il caso è inquietante per parecchi
motivi. È basato su un’ideologia che era assolutamente centrale nella Chiesa
fino a tempi recenti, ma che oggi è considerata riprovevole: un’ideologia
che vedeva gli Ebrei come gli ignobili assassini di Cristo... Più in
generale, nel mettere in luce che fino a tempi recenti la Chiesa respingeva
l’idea della tolleranza religiosa e, anzi, continuava a mantenere attiva
l’Inquisizione, il caso Mortara attira l’attenzione sul fatto che la
transizione della Chiesa dal fondamentalismo medievale alla modernità è
avvenuta solo in questo secolo (...).
Per gli Ebrei d’Italia non è stato il dolore del ricordo a rendere
difficile la discussione del caso Mortara, quanto l’imbarazzo per il suo
esito. (...) Quando la Chiesa cominciò a rendere noto che Edgardo mostrava i
segni della sua trasformazione sovrannaturale, scoprire che cosa davvero
pensasse il bambino e se davvero preferisse restare nella Chiesa piuttosto
che tornasse a casa sua e all’Ebraismo dei suoi antenati, divenne una sorta
di verifica pubblica dei relativi meriti delle due religioni. E gli Ebrei
persero la prova. (...) Il bimbo, un tempo dipinto con i colori più
luminosi... diventò un uomo abietto, il cui carattere doveva essere
screditato. Un uomo simile non poteva... essere sano di mente, perchè se lo
fosse stato, ciò avrebbe messo in pessima luce la religione ebraica. Era
meglio non parlarne affatto» (22).
In breve i tre casi sono “teologicamente-scorretti” per l’ecumenismo
latitudinarista e irenista oggi imperante un po’ ovunque, ma specialmente
presso i Cattolici (purtroppo). Non conviene nominare Mortara e Coen, si
offenderebbe il Liberalismo risorgimentale, non conviene soprattutto
nominare Zolli, si squalificherebbe Nostra Aetate, e la visita di Giovanni
Paolo II nel 1986 a Elio Toaff (successore di Zolli nella sinagoga romana).
Nel 1956 muore da cristiano l’ex Rabbino Capo di Roma (la comunità
israelitica più antica e in un certo senso più simbolica del mondo), fatto
di enorme portata apologetica per il Cristianesimo e nel 1986, appena
trent’anni dopo, sembra quasi che le parti si siano capovolte!
Eppure i fatti sono questi: due Ebrei si convertono al Cattolicesimo in
piena Rivoluzione liberale e non vogliono ritornare al Talmùd, anzi si fanno
sacerdoti e muoiono in odore di santità alla vigilia della seconda grande
guerra e del Nuovo dis-Ordine Mondiale. Mentre alla fine della seconda
guerra mondiale il Gran Rabbino di Roma si fa cattolico, perchè ha studiato
le Profezie dell’Antico Testamento senza il paraocchi del Talmùd.
Un particolare: il pomeriggio della domenica del 4 giugno1944, mentre le
truppe americane occupano Roma, entra nell’Urbe anche il Rabbino Morris
Kertzer, padre di David, autore del libro su Mortara. La sera del venerdì 9
giugno, insieme al Gran Rabbino Israel Zolli, celebra il rito del Sabato
nella sinagoga romana. «Circa sei mesi dopo... il vecchio Rabbino Zolli...
stupì gli Ebrei di tutto il mondo annunciando la sua conversione al
Cattolicesimo. (...) I capi delle diverse comunità scagliarono invettive
contro la sua persona e il suo passato, mettendo persino in dubbio che fosse
sano di mente. Mio padre, che aveva fatto visita al rabbino Zolli più volte
e aveva potuto conoscerlo un po’, scrisse in sua difesa» (23). Nihil sub
sole novi!
Note
1) P. Dezza S. J., Eugenio Zolli: Da Gran Rabbino a testimone di Cristo
(1881-1956), in “La Civiltà Cattolica”, 21 febbraio 1981, pag. 340.
2) Ibid., pag. 341.
3) Ivi. Cfr. anche Actes et Documents du Saint Siège relatifs à la
seconde guerre mondiale, vol. 9, Città del Vaticano, 1975, pag. 494.
4) P. Dezza, op., cit., pag. 342.
5) Ivi.
6) Ivi.
7) S. Waagenaar, Il ghetto sul Tevere. Storia degli Ebrei di Roma,
Mondadori, Milano, 1972, pagg. 366-368.
8) P. Dezza, op. cit., pag. 343.
9) Ibid., pagg. 343-344.
10) Ibid., pag. 344.
11) E. Zolli, Christus, Casa editrice A.V.E., Roma , 1945.
12) Ibid., pagg. 152-155.
13 ) Ibid., pag. 155.
14) Ibid., pag. 201.
15) E. Zolli, Before the Dawn, Sheed and Ward, New York, 1954.
16) P. Dezza, op. cit., pag. 347.
17) «“Morirò il primo venerdì del mese, alle 15, come Nostro Signore”,
aveva confidato una settimana prima del decesso ad una suora che lo
assisteva nella malattia». Cfr. T. Ricci, Convertito, anzi arrivato, in “30
giorni”, n° 3, marzo 1991, pag. 62.
18) La Civiltà Cattolica, 12 febbraio 1925, vol. I, quad. 2512, Contrasti
e problemi nella conversione degli Ebrei, pag. 393.
19) Ibid., pagg. 395-396.
20) C. Stern, la colonna di fuoco, Milano, 1954, pagg. 198-199.
21) D. I. Kertzer, op. cit., pag. 438.
22) Ibid., pagg. 438-440.
23) Ibid., pag. 443.
Bibliografia:
I. Zolli, Israel, Udine, 1935. Il Nazzareno, Udine, 1938. Antisemitismo,
Roma, 1945.
E. Zolli, Il Salterio. Nuova traduzione e commento, Milano, 1951; Mi
encuentro con Cristo, Madrid, 1952; L’Ebraismo, Roma, 1954; Guida all’Antico
e Nuovo Testamento, Milano, 19
Fonte
http://www.doncurzionitoglia.com/casozolli.htm Prima parte articolo