venerdì 18 novembre 2011

Femminismo Laicista

Contro il femminismo -1970 di Murray N.Rothbard

1a Parte

Abbiamo indugiato fin troppo, è ora che qualcuno denunci la “Liberazione delle Donne”. Come per l’ambiente, la liberazione delle Donne è improvvisamente ovunque negli ultimi mesi. E’ diventato impossibile evitare di essere assaliti, ogni giorno, senza tregua, dal noioso chiacchiericcio delle femministe. Numeri speciali di riviste, programmi televisivi e  quotidiani si sono impegnati in questo “problema” appena scoperto; e circa due dozzine di libri stanno venendo catalogati per la pubblicazione quest’anno dai maggiori editori.
In tutta questa verbosa confusione, non un articolo, non un libro, non un programma ha osato presentare la tesi opposta. L’ingiustizia di questa ondata a senso unico dovrebbe essere palese. Non solo è evidente, ma l’assenza di una opposizione pubblicata nega una delle maggiori accuse delle forze della liberazione delle donne: che la società e l’economia stanno scricchiolando sotto una tirannia monolitica, maschile e “sessista”.
Se gli uomini tengono le fila, come può essere che essi non osino neppure stampare o presentare qualcuno del proprio schieramento?
Tuttavia, gli “oppressori” rimangono stranamente silenziosi, il che conduce a sospettare, come approfondiremo successivamente, che forse l’oppressione risiede nella sponda opposta.
Nel frattempo, gli “oppressori” maschili stanno agendo, alla maniera dei liberal, ovunque  come conigli oppressi dalla colpa o impauriti. Quando le cento bisbetiche del Movimento di Liberazione delle Donne hanno tiranneggiato alla loro maniera nella sede principale del Ladies’ Home Journal, il maltrattato redattore-capo, John Mack Carter, ha forse buttato fuori questi aggressori, come avrebbe dovuto fare? Ha, almeno, abbandonato il suo ufficio per il resto della giornata ed è tornato a casa? No, è rimasto invece seduto pazientemente per undici ore mentre queste streghe coprivano di insulti lui, il suo magazine e il suo genere per poi acconsentire docilmente a donare loro una sezione speciale del Journal, accanto a 10.000 $ di riscatto.
Così facendo, questo progressismo maschile senza spina dorsale nutre l’appetito degli aggressori e prepara il terreno per la prossima serie di “richieste” oltraggiose. La rivista Rat, un tabloid underground, ha ceduto in maniera persino più spettacolare, permettendo semplicemente di farsi controllare in modo permanente da un “collettivo per la liberazione delle donne”.
Perchè, tuttavia, questo improvviso slancio del femminismo? Persino la più fanatica megera del Movimento delle Donne ammette che questo nuovo movimento non è emerso in risposta a qualche improvvisa stretta repressiva maschile nei confronti della suscettibilità della donna americana.
Invece, la nuova rivolta è parte della corrente degenerazione della New Left, la quale, poichè la sua politica, la sua ideologia e la sua organizzazione, in precedenza parzialmente libertarie, sono collassate, si sta frantumando in correnti febbrili e ridicole, dal Maoismo ai Weathermen al folle terrorismo bombarolo al movimento femminista.
L’inebriante prospettiva della “liberazione” era assurdamente nell’aria da qualche tempo per ogni gruppo picchiatello e ora le donne della New Left sono entrate in azione. Non abbiamo bisogno di spingerci fino al recente commento del Professor Edward A. Shils, eminente sociologo all’Università di Chicago, che si attende ora un “fronte di liberazione del cane”, ma è dura biasimare il fastidio dietro il suo appunto. Per tutta la durata della “liberazione”, il maggiore obiettivo è stato l’inoffensivo, lavoratore, americano adulto WASP, l’Uomo Dimenticato di William Graham Sumner; e ora questo sfortunato Dagwood Bumstead viene colpito ancora una volta. Quanto ci vorrà prima che il maltrattato e sofferente americano medio perda alla fine la propria pazienza e insorga rabbiosamente per protestare a suo favore?
L’attuale Movimento delle Donne è divisibile in due parti. L’ala più vecchia, leggermente meno irrazionale acque nel 1963 con la pubblicazione de La mistica della femminilità di Betty Friedan e l a sua creazione del NOW (Organizzazione Nazionale delle Donne). Il NOW si concentra sulla presunta discriminazione economica a danno delle donne. Per esempio: il fatto che mentre la paga media annua per tutti i lavori nel 1968 era di circa 7700 $ per gli uomini, per le donne ammontava a 4500 $, il 58 % del dato maschile. L’altro fatto fondamentale è l’argomento delle quote: cioè che se si getta uno sguardo sulle varie professioni, sulle posizioni di alta dirigenza, ecc.. la quota di donne è molto più bassa del loro in apparenza meritato 51%, la loro percentuale sulla popolazione totale.
L’argomento delle quote può essere liquidato rapidamente, poichè è un’arma a doppio taglio. Se la bassa percentuale di donne nella chirurgia, nella legge, nel management ecc.. è la prova che gli uomini dovrebbero essere rimpiazzati in gran fretta dalle donne, allora cosa dobbiamo fare con gli ebrei, per esempio, che eccellono ben al di là della quota assegnata loro nelle professioni, nella medicina, nelle accademie, ecc..? Devono essere epurati?



Il reddito medio inferiore per le donne può essere spiegato in base a diverse ragioni, che non hanno nulla a che fare con un’irrazionale discriminazione “sessista”. Una di queste è il fatto che la schiacciante maggioranza delle donne lavora per pochi anni e poi utilizza una larga fetta dei suoi anni produttivi per crescere i figli, dopo i quali potrebbe decidere o meno di ritornare nella forza lavoro. Come risultato, esse tendono a trovare lavoro maggiormente in quelle industrie e in quel tipo di occupazione che non richiede un impegno a lungo termine per la carriera. Inoltre, tendono ad occupare quei posti di lavoro in cui il costo della formazione professionale del nuovo personale, o della perdita di quello vecchio, è relativamente basso. Queste sono generalmente occupazioni con retribuzioni inferiori di quelle che richiedono un impegno sul lungo periodo o in cui i costi della formazione o del ricambio sono alti. Questa tendenza generalizzata a prendersi alcuni anni per crescere i figli giustifica moltissimo il fallimento nel promuovere le donne alle posizioni più elevate, e quindi ai lavori più pagati, e così le basse “quote” femminili in tali aree. E’ facile assumere segretarie che non si prefiggono di fare del lavoro una parte importante della loro vita; non è così semplice promuovere nella scala accademica o aziendale persone che non agiscono così. Come può diventare presidente di una compagnia o professore chi si ritira per maternità?
Mentre queste considerazioni giustificano in buona parte le paghe più basse o i lavori in posizione subordinata per le donne, non risolvono del tutto il problema. Nell’economia capitalista, le donne vantano una piena libertà;
la discriminazione irrazionale nell’occupazione tende ad essere minima nel libero mercato, per la semplice ragione che il datore di lavoro stesso soffre di tale pratica discriminatoria. Nel libero mercato, ogni lavoratore tende a guadagnare il valore del suo prodotto, la sua “produttività marginale”. Similmente, ognuno tende ad ottenere il lavoro che sa compiere meglio, a lavorare ai suoi massimi sforzi produttivi. Gli imprenditori che persistono nel pagare al di sotto del prodotto marginale di una persona ne soffriranno perdendo i loro migliori lavoratori e così perdendo profitti per loro stessi. Se le donne hanno costantemente stipendi più bassi e lavori più poveri, anche dopo aver usufruito del congedo per maternità, allora la semplice ragione deve essere che la loro produttività marginale tende ad essere inferiore a quella degli uomini.
Bisogna osservare che, contrariamente alle forze della liberazione femminile che tendono a biasimare sia il capitalismo sia gli uomini per discriminazioni vecchie di secoli, è stato precisamente il capitalismo stesso e la rivoluzione capitalista del diciottesimo e diciannovesimo secolo che ha liberato le donne dall’oppressione maschile e ha permesso a ogni donna di cercare la posizione a lei più adatta. Fu il sistema feudale e precapitalista, precedente la società di mercato, ad essere contraddistinto dal dominio maschile; era precisamente quella società in cui le donne erano beni dei loro padri e dei loro mariti, dove non potevano possedere alcuna proprietà ecc… (1) Il capitalismo lasciò libere le donne di trovare il proprio ruolo sociale e il risultato è quello che vediamo oggi.
Le femministe replicano che le donne posseggono il pieno potenziale per eguagliare rendimento e produttività degli uomini, ma sono state intimorite da secoli di oppressione maschile. Ma la visibile mancanza di progressi verso le cariche più alte nel capitalismo rimane. Ci sono poche dottoresse, ad esempio. Tuttavia, le scuole mediche oggigiorno non solo non discriminano contro le donne, ma si fanno in quattro per accettarle (per esempio, discriminano in loro favore); ciò nonostante, la proporzione di dottoresse non è ancora evidentemente elevata.
Le liberazioniste fanno allora ricorso ad un altro argomento: che secoli di “lavaggio del cervello” da parte di una cultura dominata dagli uomini ha reso passiva la maggior parte delle donne, che accettano il loro presunto ruolo inferiore e a cui piace persino il loro ruolo maggiore come casalinghe e madri. Ma il vero problema per le femministe, evidentemente, è che la schiacciante maggioranza delle donne abbraccia “la mistica della femminilità”, sentono davvero che le loro uniche carriere sono quelle di madre e donna di casa. Tacciare questi forti ed evidenti desideri semplicemente come “lavaggio del cervello” prova davvero poco; infatti, si può sempre respingere i valori di una persona, non importa quanto siano abbracciati profondamente, come la conseguenza di un “lavaggio del cervello”. Tale opinione rispecchia ciò che i filosofi chiamano “operazionalmente insignificante”, giacchè comporta che le militanti femministe rifiutano di accettare ogni prova, logica o empirica di qualsiasi tipo, che potrebbe dimostrare che le loro affermazioni sono erronee. Mostrate loro una donna che ama la vita familiare e bolleranno ciò come “lavaggio del cervello”; mostrate loro una militante e affermeranno che questo prova che le donne desiderano ardentemente la “liberazione”.
In breve, queste femministe considerano le loro deboli opinioni come non sottoponibili ad alcuna prova; ma questo è un infondato metodo delle mistiche piuttosto che un argomento che riflette la verità scientifica.
E neppure l’alto tasso di conversione rivendicato dalle liberazioniste prova nulla; non potrebbe forse essere il risultato di un “lavaggio del cervello” da parte delle militanti femministe? Dopotutto, se aveste i capelli rossi ed improvvisamente emergesse una Lega per la Liberazione delle Persone coi capelli rossi e vi gridasse che siete stati eternamente oppressi dalle spregevoli persone senza capelli rossi, qualcuno di voi potrebbe benissimo unirsi alla lotta. Ciò però non dimostra affatto che chi ha i capelli rossi sia oggettivamente perseguitato.


Non arrivo ad affermare, come fanno gli uomini “sessisti”, che le donne dovrebbero occuparsi solo della casa e dei figli, e che qualsiasi ricerca di carriere alternative è innaturale. Dall’altro lato, non supporto l’opinione opposta secondo cui le donne che si dedicano alla famiglia stanno violando la loro natura. C’è in questo come in tutti i campi una divisione del lavoro e nella società di libero mercato ogni individuo si inserirà in quelle aree lavorative che lui o lei trovano più attraenti. La proporzione di donne lavoratrici è molto più alta di vent’anni fa e questo va bene; ma è ancora una minoranza delle femmine e anche questo va bene. Chi siamo tu o io per dire a qualcuno, maschio o femmina, che occupazione lui o lei dovrebbero svolgere?
Inoltre, le femministe sono cadute in una trappola logica nella loro accusa ai secoli di lavaggio del cervello maschile. Se questa accusa fosse vera, allora come mai gli uomini hanno dominato la cultura per millenni?
Sicuramente, questo non può essere un caso. Non è questa allora la prova della superiorità maschile?
Le seguaci della Friedan, che richiedono stridentemente eguaglianza di reddito e posizione, sono state tuttavia sorpassate nei mesi recenti dalle militanti più estremiste, o “nuove femministe”, donne che collaborano col vecchio movimento ma le considerano delle Zie Tom conservatrici. Queste nuove militanti, che stanno ottenendo grande attenzione, paragonano in maniera persistente la loro presunta oppressione a quella dei neri e, come il movimento dei neri, rifiutano l’eguaglianza e l’integrazione a favore di un radicale cambiamento della società.
Reclamano l’abolizione rivoluzionaria del preteso potere maschile e il suo apparente corollario, la famiglia.
Mostrando un odio inveterato e malcelato per gli uomini, queste attiviste pretendono comuni di sole donne, bambini fabbricati in provetta, figli controllati dallo stato o semplicemente la soppressione degli uomini, come la fondatrice del movimento per la liberazione delle donne, Valerie Solanas, ha sostenuto nel suo Manifesto della SCUM (Società per l’eliminazione degli uomini). Solanas è diventata l’eroina-culto del Nuovo Femminismo nel 1968 quando sparò e quasi uccise il pittore e regista Andy Warhol. Invece di essere liquidata (come sarebbe stata da ogni persona razionale) come una pazza isolata, le donne liberate hanno scritto articoli che elogiavano Solanas come la “dolce assassina” che ha provato a eliminare “l’uomo di plastica” Warhol. A quel punto, avremmo dovuto capire quello che ci aspettava.


Segue  - Seconda Parte

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